Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e
l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica.
I punti
salienti:
1. revisione e semplificazione della struttura stipendiale del
personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei
docenti più giovani;
2. revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori
tutele con aumento degli importi;
3. abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza
diritti;
4. nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione
della possibilità di docenza gratuita se non per figure
professionali di alto livello;
5. riforma del reclutamento con l'introduzione di un sistema di
tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al
termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido
dall'ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato.
In caso contrario terminerà il rapporto con l'università maturando
però dei titoli utili per i concorsi pubblici.Questo provvedimento
si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a
vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito.
Inoltre il provvedimento abbassa l'età in cui si entra di ruolo in
università da 36 a 30 anni con uno stipendi che passa da
1300 euro a 2100.
6. chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei
docenti;
7. valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli
atenei ai fini della distribuzione del Fondo di Finanziamento
Ordinario;
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